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Home  -  Cultura e Spettacoli  :  Musica

Max Colosimo, il cantore del precariato

Max Colosimo

di Patrizia Saladini
ROMA (3 giugno) - Vallo a chiedere ora a Max Colosimo quali sono le sue priorità! La domanda è più che pertinente visto che Max, 33 anni di Rimini laureato in Economia con 110 e lode e con tanto di MBA (Master Business Administration), ha ribaltato, nel termine di una notte (o giù di lì), il suo “lavorativo-pensiero”. Ha composto il brano 1000 euro blues per evidenziare la sua (e non solo sua) frustrazione di precario (spopola su internet come manifesto di una generazione, con il video in bianco e nero autoprodotto). Ora vuole andare avanti sulla strada di cantautore per compiere una grande “rivoluzione musicale di denuncia”.

L’altra sera è stato uno dei protagonisti su Radio Uno della trasmissione Demo di Micheal Pergolani. Adesso con una grinta da “lottatore di Sumo” vuole buttare giù tutte le barriere che lo dividono dal successo. E sicuramente ci riuscirà. Statene certi. «Sono stato sempre un tipo calmo e tranquillo anche se in me - dice Max - c’è anche un po’ del Dna di mia madre che è una creativa, un’artista. Ho studiato, tanto e bene. Mi sono laureato in giacca e cravatta. Avevo buone intenzioni. Volevo lavorare e guadagnare uno stipendio discreto tanto da poter mettere su famiglia. Ma con la “legge Biagi”, sono diventato un Co.co. Pro. a vita con mille euro al mese. Pochino eh!».

E qui la svolta. «Da pacifico e accomodante mi sono trasformato in “rivoluzionario del precariato”. Ho messo a frutto la mia passione per la musica. Ho scritto 1000 euro blues e ora farò della musica la mia arma di battaglia a nome di tutti i trentenni precari».

Max amava e ama Lou Reed e i Velvet Underground, Jimi Hendrix e Rino Gaetano. «Rino è stato il cantautore italiano che ha parlato dei veri problemi che affliggono la società». E Simone Cristicchi? «È bravo - conclude Colosimo - ma sarebbe stato meglio, per lui e per noi, se avesse portato a Sanremo il disagio del precariato e non il disagio dei malati di mente. Comunque lo devo ringraziare. Se avesse scelto i precari mi avrebbe anticipato e “bloccato”. Insomma, non sarei sceso in campo».

Max ha in cantiere un’altra chicca. Rifacendo il verso al bellissimo brano di Lou Reed She’s my best friend (allora era la cocaina) sfornerà Lei è la mia migliore amica e parlerà del “precariato nel sesso”. Insomma del “chi fa da sé...”.

 

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